Il gruppo musicale "La Primavera", nato negli anni '20 ha una storia davvero straordinaria. I suoi concerti, il suo passare festoso per le vie del paese insieme al trillo dei suoi mandolini, hanno saputo cogliere magnificamente gli umori, l'allegria e i sogni della gente di Bracciano lungo il corso degli anni.
Riportiamo, qui di seguito, un breve saggio di Renzo Renzi, sulla storia della "Primavera"
"La Primavera" nasce a Bracciano il 12 agosto 1922 con la sottoscrizione dello Statuto da parte dei diciotto soci fondatori. Viene eletto Presidente Eleuterio Sala; alle altre carice sociali sono eletti Salvatore Pontanari (segretario), Antonio Satolli e Nicola Pedaletti (revisori dei conti).
"La Primavera" annovera, ora, come soci ordinari, il Maestro Luciano
Barbagallo che istruirà i componenti l'orchestrina sociale portandoli
ad un eccezionale grado di bravura; il maestro Leo Chiti, autore di
numerose composizioni e della musica dell'inno sociale (autore della parole
ne sarà il socio Aurelio De Santis); il Rag. Gioacchino Gorini
e il Sig. Sante Anselmi, capo dell'Ufficio del Registro di Bracciano.
L'Assemblea generale dei Soci, nella riunione del 24 marzo 1923,
fissa per il giorno 2 aprile "l'inaugurazione ufficiale della
Società" con benedizione dello stendardo e viene proposta
come madrina la Signorina Elsa Sala, sorella del Presidente.
Il programma, minuziosamente articolato in dodici punti, è attuato con scrupolosa cura. La giornata dell'inaugurazione, descritta nel registro con dovizia di particolari, ha tutte le caratteristiche del documento storico e meriterebbe di essere riportata integralmente.
"2 aprile 1923 (lunedì dopo Pasqua)". La cerimonia si svolge nella piazza del Castello. "Fin dalle nove del mattino ondate di pubblico incomincia ad affluire nella piazza che in pochi istanti è completamente gremita". Alle 10,40 l'Arciprete Don Filippo Onori, alla presenza di tutte le autorità del luogo, impartisce la benedizione allo stendardo al quale la madrina da’ il nome di "Cecilia". Al levarsi dello stendardo l'orchestra intona la marcia reale "le cui incantevoli note fanno eco nel maestoso, superbo e antico castello degli Odescalchi. La cerimonia diviene solenne! La Bandiera palpita, carezzata dal dolce venticello, lanciando guizzi d'oro e di viola"
Terminata la cerimonia "La Primavera", stendardo in testa, percorre le vie del paese riempiendole di note trillanti e gioiose. I paesani rispondono con una fitta pioggia di fiori e con applausi scroscianti. Il doveroso e solenne omaggio ai Caduti, con corona di alloro e inni patriottici, chiude la mattinata.
Alle 13 precise tutta "La Primavera" è riunita al ristorante "La Posta" dove "viene consumato un lauto banchetto sociale fra il brio e l'allegria. Terminato il banchetto viene eseguita la fotografia di tutta la Società, indi si ripete il giro del paese suonando. Alle 20,30, in piazza del Ponte (oggi piazza 1° Maggio) applauditissimo trattenimento musicale sotto la direzione del M° Luciano Barbagallo. Alle 21,30 nei locali del caffè "Roma", serata danzante con rinfresco riservata ai soci e ai loro famigliari". Alle 24 precise termina la storica giornata.
Musica e buona tavola unite ad un civilissimo comportamento ottenuto, per
la verità, oltre che per autodisciplina anche e soprattutto con
la ferma applicazione dello Statuto, informeranno sempre il vivere della
Società in ogni occasione. Eleuterio Sala e il M° Barbagallo
saranno le colonne portanti de "La Primavera" che guidata con mano ferma
e senza tentennamenti dal primo e con alta capacità tecnica ed artistica
dal secondo diviene un apprezzatissimo modello la cui fama si diffonde e
si consolida rapidamente.
Purtroppo, nel luglio del il maestro Luciano Barbagallo, colpito da lutto, è costretto a lasciare l'orchestrina. È una perdita grave. La Presidenza intraprende subito trattative con il Prof. Manfredi Apostoli, violinista dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, che nell'ottobre dello stesso anno accetta e diviene maestro-direttore dell'orchestrina con l'impegno di dedicare ad essa un giorno della settimana. La continuità artistica è assicurata.
Inviti, riconoscimenti e premi non tardano a venire da ogni parte del Lazio. Numerosissime trasferte punteggiano l'attività dell'orchestrina sociale per visite ad altre società mandolinistiche, per feste, per concorsi, ecc. Altrettanto numerose le visite a "La Primavera" da parte di società consorelle che vengono accolte alla stazione ferroviaria con tutti gli onori. In queste occasioni Bracciano, ovviamente, è in festa e può godere di straordinari concerti in piazza in cui si alternano l'orchestra ospitante e quella ospitata. Le vicende politiche dell'epoca la toccano solamente per certi aspetti formali. Per non incorrere nello scioglimento coatto che colpisce tutte le organizzazioni non gradite al sempre più affermato regime fascista, entra a far parte del Dopolavoro conservando, comunque, una larga autonomia.
Eleuterio Sala, rieletto più volte presidente, continua a guidarla con mano ferma e la tiene fuori da questioni e beghe facendo rispettare il principio statutario dell'apoliticità.
La "Primavera" vive con pienezza artistica e sociale sino al 1932. I veglioni carnevaleschi, le cene gastronomiche, le feste danzanti organizzate in quegli anni nella sala "Virgilio" costituiscono sempre l'avvenimento più atteso per tutto il circondario. Bella musica, buona organizzazione, tanta cortesia e la certezza di potersi divertire sempre in modo civile, attraggono numerosissimi affezionati che non temono di spendere. Veglioni e feste sono, pertanto, la più notevole fonte economica della Società che, nonostante le spese elevate (fitti, acquisti di strumenti, banchetti e gite sociali) può chiudere i suoi bilanci trimestrali sempre in attivo.
II 18 maggio 1933 muore Eleuterio Sala. L'ultimo verbale da lui sottoscritto è quello del 5 agosto 1928. L'attività de "La Primavera" rallenta e poi si ferma. Si tenta più volte di farla rinascere con esiti diversi che qui sarebbe troppo lungo analizzare, finché nel 1945, il primo anno del "dopoguerra", la Società viene riorganizzata sulla base del vecchio "Statuto" cercando di far rivivere lo spirito che aveva animato i fondatori.
Il 25 maggio 1945 viene indetta la prima assemblea. I partecipanti, in numero di venti (non tutti elencati nel verbale) procedono alla rifondazione approvando all'unanimità il vecchio "Statuto" ed eleggono a Presidente un vecchio socio Enrico Alfonsi al quale succederanno, nell'ordine, Lorenzo Satolli, Nicola Forti e, nuovamente, Enrico Alfonsi e Nicola Forti.
Molti giovani si iscrivono e l'orchestrina rinvigorita svolge un'attività abbastanza intensa sino al 1951. Ma intanto i tempi sono mutati e con essi i gusti musicali. "La Primavera" sembra divenuta anacronistica. La ristrutturazione del suo organico orchestrale appare pressoché inattuabile. Sostituire gli strumenti a plettro o creare commistioni con strumenti moderni è come snaturare l'organismo storico. Questo non piace ed è rifiutato dalla maggior parte dei soci. "La Primavera" nata come orchestra mandolinistica deve rimanere tale in attesa di tempi migliori. L'occasione si ripresenta con "Campanile Sera" (1961). "La Primavera" vi partecipa suscitando simpatie ed entusiasmi; ma è un fuoco di paglia.
II 13 agosto 1972 tutti i "primaveristi" vecchi e nuovi, si ritrovano ne'
"La Casina del Lago" per celebrare il cinquantesimo anno di fondazione della
Società. Mancano molti dei vecchi soci; ma è ugualmente una
grande festa. Si fanno, in quell’occasione propositi arditissimi che si concretizzeranno
due anni dopo, nel 1974, per mano di un giovane, dinamico, eclettico
sacerdote, Don Tommaso Stenico, viceparroco di Bracciano e grazie alle generose
cure economiche profuse dal Sig. Pacifico Palazzini e dall'Azienda Autonoma di Soggiorno
e Turismo del Lago di Bracciano.
"La Primavera", riorganizzata, dopo un'intensa
preparazione resa possibile per i locali messi a disposizione dal parroco don
Nicola Fiorentini, si esibisce in alcuni concerti; sulla piazza IV Novembre
in occasione della festa del SS. Salvatore; nei locali del "Selene" e nella
sala della caccia del castello Orsini-Odescalchi. I "primaveristi",
molti dei quali ultrasettantenni, suonano con lo slancio e l'entusiasmo
di quel lontano 1923. Il pubblico risponde ancora una volta con fiori e
applausi scroscianti.
Oggi, i "Primaveristi" viventi si possono contare sulle dita delle mani.
Pertanto, ogni conclusione è ovvia. Tuttavia, poiché il ricordo
de "La Primavera" e i princìpi che la sostenevano non sono completamente spenti,
noi non vogliamo rinunciare a sperare, confortati dal fatto che gli strumenti
musicali vivono dei momenti di gloria e dei momenti di oblio.
E' stato così per il flaudo dolce. Ci auguriamo sarà così anche per il
mandolino, strumento popolare italiano per eccellenza, ma dalle vaste possibilità,
se è riuscito ad attirare l'interesse e l'attenzione di grandi compositori,
fra i quali Vivaldi, Mozart e Beethoven, tanto per citare solo i maggiori,
che hanno scritto pagine e pagine di musica espressamente per il mandolino.
L'Associazione Mandolinistica "La Primavera" lavora anche per questo.